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Corradi Outdoor Attitude Online. Francesco Isidori e la continuità tra spazio pubblico e spazio privato

Corradi Outdoor Attitude Online. Francesco Isidori e la continuità tra spazio pubblico e spazio privato

Con il terzo appuntamento del Corradi Outdoor Attitude Online avevamo esplorato il limite invisibile tra indoor e outdoor eternamente presente nei progetti di Antonio Iraci. L’ospite della scorsa settimana riprende il  medesimo argomento, seppure con una definizione diversa: l’architetto Francesco Isidori dello studio Labics di Roma, infatti, ci parla di soglia di continuità tra interno ed esterno. Una condizione di dialogo fondamentale tra due dimensioni diverse ma complementari che devono godere della stessa dignità progettuale. Anche perché, come Isidori ricorda durante il workshop condotto da Giorgio Tartaro, “è da questo dialogo che nascono gli spazi più interessanti”.

Ripensare lo spazio pubblico 

La prima riflessione che Isidori condivide riguarda lo spazio pubblico, ossia la città.

Nel secolo scorso, ricorda il progettista, la rivoluzione dell’architettura ha riguardato un ripensamento delle città. Una trasformazione che, però, ha portato a un depotenziamento dei nuclei urbani rispetto al passato. In particolare, nella città moderna, che prevede una totale separazione e razionalizzazione delle attività che in essa si svolgono, a farne le spese è lo spazio pubblico. “Lo spazio pubblico, che nella città storica era definito dagli edifici che lo conformavano come fosse quasi uno spazio domestico (pensiamo alle piazze, assimilabili all’idea dei salotti), nella città moderna si riduce a una specie di tabula rasa, a uno spazio neutro in cui gli edifici non hanno più alcuna relazione intima con lo spazio vuoto”. Nella città storica, invece, lo spazio pubblico era il protagonista assoluto. All’interno dei suoi confini accadeva di tutto, la vita della comunità lo arricchiva e riempiva completamente. 

La città moderna limita fortemente i luoghi destinati all’incontro; lo spazio pubblico, che dovrebbe essere quello condiviso, aperto, nel quale la collettività si ritrova e fonda la sua ragione di identità, perde così consistenza. 

“Molti architetti – dice Isidori - pensano che le città e lo spazio pubblico vadano ripensati. Io ritengo, piuttosto, che la sfida sarà riuscire a cambiare lo spazio domestico. In queste settimane stiamo imparando, infatti, a vivere la casa anche come luogo di lavoro (per chi lavora da remoto): dovremo quindi ripensare le nostre abitazioni come degli spazi ibridi fatti non solo per la condivisione e la socialità con i nostri cari, ma anche per il lavoro.” 

Gli spazi ibridi, che rappresentano una commistione tra il pubblico e il privato, rappresentano per Isidori la parte più interessante di qualunque progetto: “Sono luoghi di relazione tra due dimensioni completamente differenti e che, per questo, rendono l’esperienza dello spazio più significativa. Portici e spazi pergolati rientrano perfettamente in questa definizione, e noi dello studio Labics cerchiamo sempre di tenerlo a mente”. Secondo l’architetto, nell’ottica di reinventare nuove modalità di lavoro e interazione, è bene che il progettista si dimostri flessibile e adattabile (un concetto presente, peraltro, anche nelle parole dell’architetto Cherubino Gambardella, protagonista di una puntata precedente del Corradi Outdoor Attitude online). Ed è bene che le strutture che mediano tra l’indoor e l’outdoor vengano correttamente pensate e integrate nel progetto, e non lasciate in balia del caso. 

La continuità tra spazio pubblico e spazio privato

Con il progetto della Fondazione MAST di Bologna, Isidori illustra un’ulteriore declinazione del rapporto tra interno ed esterno. 

L’edificio rappresenta una vera e propria micro città, un complesso che raggruppa insieme funzioni e spazi diversi. “Al suo interno coesistono entrambe le dimensioni del privato e del pubblico. Spazi come l’auditorium, l’Academy e il padiglione espositivo sono aperti al pubblico e alla città che vuole usufruirne; luoghi come la palestra, le zone ricreative, la mensa e l’asilo sono invece privati e appartengono all’azienda committente del progetto”.

Conciliare funzioni ed esigenze così diverse tra loro non è stato semplice; il risultato ha portato alla realizzazione di un complesso urbano in miniatura in cui spazio pubblico e spazio privato riescono a mantenere ciascuno la propria indipendenza pur mostrando una forte continuità. 

“Abbiamo realizzato un oggetto ibrido, anomalo. Un’interfaccia tra lo spazio privato dell’azienda che lo abita e lo spazio pubblico della città verso cui si apre. L’edificio, il cui stile ricalca quello degli edifici industriali che si trovano alle sue spalle, accoglie la città al suo interno, tramite la grande rampa dell’ingresso principale e attraverso la soglia dell’area espositiva”.

Il concetto di soglia è declinato in modi diversi: l’edificio della Fondazione MAST si compone di tante parti collegate tra loro da percorsi, piazze, rampe. Vige l’assoluta continuità tra indoor e outdoor: il taglio orizzontale della struttura al primo livello richiama la memoria dei portici bolognesi, definendo uno spazio “a metà” tra dentro e fuori. 

Nel progetto degli Horti Academici di Roma, che vedrà sorgere un campus universitario nella zona di Trigoria, il tema portante è la relazione con il verde e gli spazi aperti circostanti. Non a caso, la struttura sarà immersa in una riserva naturale.

“Da una parte abbiamo cercato di conservare il contesto naturale della riserva e portarlo all’interno dell’area del progetto, dall’altro ci siamo ispirati a una storta di architettura rinascimentale, dove gli spazi interni e quelli esterni sono disegnati allo stesso modo e seguono la medesima logica. Il progetto è nato dalla sovrapposizione tra questi due sistemi: la natura e la griglia che definisce la costruzione”. Una sovrapposizione dove, sottolinea Isidori, a volte prevale la dimensione naturale e altre volte quella artificiale. L’idea seguita dall’architetto è quella di creare un campus in cui gli spazi esterni rappresentano il luogo dell’incontro, della relazione e della condivisione. 

L’architettura, ridotta all’essenziale, definisce un insieme di “scatole permeabili”, all’interno delle quali si svolgono le diverse attività universitarie, collegate tra loro da portici e percorsi aperti e protetti al tempo stesso. “L’intento è quello di mantenere la continuità dello scambio tra interno ed esterno, con un esterno vivibile tutto l’anno perché coperto, protetto, e dunque fruibile a qualsiasi condizione”. 

Il rispetto del contesto 

Il rispetto per il contesto e per le strutture preesistenti è un altro elemento fondamentale dell’architettura di Francesco Isidori. 

Emerge, ad esempio, nel progetto della Città del Sole, pensato dallo studio Labics a Roma, in zona Tiburtina.

“Ci troviamo al margine della città progettata a fine Ottocento, nei dintorni di piazza Bologna. Qui sorgeva un vecchio deposito dell’Atac, un edificio futuristico degli anni ‘30 che sarà conservato e che ospiterà la nuova biblioteca”. Un progetto rispettoso del contesto in cui si trova: “Noi partiamo sempre dall’analisi del contesto, per fare in modo che il nuovo intervento si integri perfettamente. Vogliamo che l’architettura non sia protagonista assoluta ma rimanga al servizio della città e della cornice in cui si inserisce. Il nuovo intervento deve relazionarsi con l’esistente, nuovo e vecchio devono riuscire a compenetrarsi.”

Isidori presenta la Città del Sole come un progetto fatto al 100% di spazi pubblici. Non solo saranno presenti negozi e uffici, ma persino la terrazza che farà da copertura agli edifici più bassi sarà uno spazio pubblico di incontro e condivisione.  

Ancora, il rispetto del contesto è una condizione fondamentale di un altro progetto dello studio Labics, ossia il percorso espositivo pensato per il Palazzo dei Diamanti a Ferrara. “Si tratterà di una struttura leggera, elegante e in legno. La nostra scelta è quella di allontanare l’edificio rispetto al muro che separa il cortile principale e il giardino retrostante”. 

L’intervento si basa su alcuni principi fondamentali, come il rispetto delle geometrie preesistenti, il rapporto tra pieni e vuoti e il mantenimento della “non finitezza” che caratterizza la struttura del palazzo stesso. Infatti, mentre all’esterno Palazzo dei Diamanti esibisce una facciata maestosa che lo ha reso celebre in tutto il mondo, l’interno è sviluppato in mattoni ed è incompleto. Come l’edificio della Fondazione MAST, anche in questo caso, l’intervento vede il ricorso a un’architettura essenziale, ridotta a un insieme di pilastri e a una copertura, coerente con l’architettura nuda e priva di qualsiasi apparato decorativo dell’interno del palazzo.  

Che si tratti di spazio pubblico o privato, è evidente come, negli interventi di Isidori, dentro e fuori siano dimensioni che si condizionano l’un l’altra, che interagiscono arricchendosi e completandosi a vicenda: la progettazione che vi sottende non può quindi prescindere dall’essere globale e in linea con gli stili di vita attuali e futuri, in cui l’outdoor assumerà sempre più un ruolo chiave. L’abilità dell’architetto, allora, risiede anche in questa capacità di prevedere ciò che sarà, andando oltre la consuetudine. Una qualità che Corradi, da sempre vicina a ogni spirito avanguardista, condivide, interpreta e coltiva.  

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