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Corradi Outdoor Attitude Online. Antonio Iraci e quel limite invisibile tra dentro e fuori

Corradi Outdoor Attitude Online. Antonio Iraci e quel limite invisibile tra dentro e fuori

Il terzo appuntamento con il Corradi Outdoor Attitude Online si tinge delle sfumature mediterranee della Sicilia Orientale. Dopo Alfonso Femia e Cherubino Gambardella, il protagonista del workshop di questa settimana è l’Architetto Antonio Iraci, progettista catanese che si divide tra la sua terra, Milano e l’Albania.

Come ricorda Giorgio Tartaro in apertura al webinar, il marchio di fabbrica di Antonio Iraci è un’architettura perfettamente oscillante tra uno stile moderno, contemporaneo e internazionale e un forte legame con la tradizione. Le sue sessioni frequenti in cantiere al fianco delle maestranze ne sono la prova.

Altro marchio di fabbrica dell’architetto siciliano è quel limite invisibile che regola il rapporto tra indoor e outdoor, e che rende impossibile definire dove finisce il primo e inizia il secondo. Una contaminazione costantemente presente nei suoi progetti, specie in quelli per il settore residenziale: “L’outdoor, per me, ha la stessa valenza dell’indoor e merita lo stesso rispetto in fase di progettazione. Tra i due spazi non faccio alcuna differenza”. Una posizione che non può che trovare d’accordo chi, come Corradi, ha fatto della cultura dell’outdoor il proprio paradigma.

La fusione tra outdoor e indoor

Il limite invisibile di cui parla Iraci è il tema ricorrente dei progetti presentati durante il Corradi Outdoor Attitude online.

A partire da una splendida abitazione siciliana, dove lo spazio interno è fortemente connesso al giardino che lo circonda, così come alla piscina e al panorama sul mare. Il trait d’union tra interno ed esterno è affidato all’arredamento: oltre a essere sullo stesso livello, i due ambienti condividono lo stesso soggiorno, con i divani che spaziano, quindi, tra il dentro e il fuori. 

All’esterno, si nota un’altra costante dei lavori di Iraci, la presenza del verde: “Il proprietario dell’abitazione è un vivaista, per cui abbiamo concepito e integrato il landscape della casa già in fase di progetto”.

Una presenza forte, evidente anche in un’altra abitazione progettata nel centro della Sicilia, dove l’ingresso risulta connesso apertamente con il giardino esterno, anche questo integrato in fase di progettazione. Nello stesso lavoro, si nota un altro tema amato dall’Arch. Iraci: il minimalismo. L’outdoor di questa casa ospita una piccola sauna affacciata sulla città, una sorta di spa privata. La sua struttura snella, in cui persino le vetrate sembrano sorreggersi da sole, si riconduce a un insieme di linee orizzontali e verticali essenziali che, in realtà, lasciano trasparire una grande capacità di pensiero e una continuità di materiali e realizzazione.

Un altro elemento di connessione tra outdoor e indoor nell’architettura di Antonio Iraci è la piscina. Nel caso della ristrutturazione di una villa nel siracusano, la piscina viene realizzata all’interno di un blocco di legno di cedro con una copertura a incannucciato regolare, la cui forma ricorda quella di una ragnatela. Un sistema di pergolato differenziato che, come evidenzia anche Tartaro, potrebbe definire “il manifesto di un nuovo concetto dell’outdoor”.

L’outdoor come spazio di progettazione e personalizzazione 

Un esempio molto particolare di fusione tra indoor e outdoor è anche presente in una villa in Albania, paese che per Iraci rappresenta quasi una seconda dimora e dove ha realizzato numerosi interventi. In questo caso, il sottosuolo della sontuosa abitazione poggia sul lungomare, che diventa così il contorno del prospetto principale della casa. “Le linee della villa seguono la stessa armonia delle linee del lungomare”. Scelte forti, decisamente originali e anche coraggiose: “Bisogna avere coraggio a mostrare l’architettura. Farla e non mostrarla è riduttivo. Ogni immagine è in grado di trasmettere qualcosa di importante e riuscire a comunicarla è fondamentale”. E, ancora sottolinea come il minimalismo tipico di alcuni suoi progetti strizzi l’occhio alle aziende che si occupano di outdoor. Ad esempio, lo spazio esterno di un complesso residenziale di 300 ville, realizzato sempre nel sud dell’Albania, lascia ampio margine per aggiunte e inserimenti: “In questo caso non abbiamo previsto delle coperture, le possibilità di creare delle zone d’ombra sono quindi illimitate. L’outdoor di questi spazi è così libero di essere arricchito di soluzioni che li rendano gradevoli e vivibili tutto l’anno”. E a questo proposito, l’architetto sottolinea che “L’abitare è benessere. Se lo spazio outdoor non vive di vita propria, non è arredato ed è concepito solo come un supporto dello spazio indoor, diventa scomodo. Se invece viene arricchito di elementi che rimangono fissi finisce per essere sfruttato com’è giusto che sia”. Per questo motivo, insiste Iraci, l’esterno merita di essere progettato tanto quanto l’interno.

Un ulteriore spunto di riflessione riguarda il rapporto tra outdoor e privacy. Come sottolinea il progettista, l’architettura destinata agli spazi esterni fornisce degli elementi suppletivi e interconnessi (ad esempio il verde, gli arredi, le linee verticali) che garantiscono il senso di protezione e intimità e, al contempo, permettono di separare l’interno dall’esterno. “L’equilibrio tra libertà, intimità e bisogno di protezione è un tema molto importante. Per le nostre progettazioni in Albania lo è particolarmente. Chi progetta da queste parti non può non tenere in considerazione il bisogno di privacy e la paura di mostrarsi che le persone hanno (un atteggiamento dalle indubbie radici storiche). Nei masterplan che stiamo realizzando, infatti, gli spazi pubblici sono pubblici e quelli privati sono fortemente privati”.

L’importanza della collaborazione

Al termine del Corradi Outdoor Attitude online, Iraci affronta il tema dell’importanza della collaborazione.

A chi gli chiede quali sono le caratteristiche che apprezza nei professionisti che lavorano con lui, risponde di amare soprattutto la sincerità: “Una collaborazione tra progettisti non può che basarsi su un rapporto umano schietto, spontaneo, di grande umiltà e di grande considerazione per quello che si sta realizzando. Mi dà soddisfazione il confronto con chi mi dice sinceramente quando una mia idea non è poi una così grande idea”.

Ma “collaborazione” è anche quella che si trova sul campo, in realtà ben diverse da quelle in cui si è soliti operare: “Quando realizzi un progetto all’estero è fondamentale il supporto di un local che sappia guidarti nella conoscenza di quel luogo e di quel popolo, così come delle normative vigenti”. Il pensiero di Iraci corre immediatamente all’Albania e alle differenze riscontrate con l’Italia: “In Albania ho sempre lavorato benissimo, mi sono sempre sentito agevolato da una burocrazia più snella e una maggiore facilità di accesso rispetto all’Italia. Non solo: mi sono sempre sentito anche più libero di esprimermi, ho incontrato maggiore disponibilità al confronto e alla fattibilità. C’è proprio un approccio del dire e del fare molto più entusiasta”.

Infine, a chi gli chiede come vede l’eventuale collaborazione da parte di un’azienda in fase iniziale di progetto, l’architetto siciliano conferma, ancora una volta, la sua massima apertura: “Non potrebbe che trattarsi di un rapporto positivo. In questo settore, sono poche le imprese che fanno ricerca e che riescono a proporre qualcosa di innovativo. La sfida che vorrei quindi lanciare a chi lavora nel mondo dell’outdoor è quella di avere il coraggio e la forza di superarsi, e di far diventare universale un prodotto particolare”.

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