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Corradi Outdoor Attitude Online. Marco Amosso e l’integrazione di outdoor e indoor nelle realtà aziendali

Corradi Outdoor Attitude Online. Marco Amosso e l’integrazione di outdoor e indoor nelle realtà aziendali

Questa settimana, ospite del Corradi Outdoor Attitude online, condotto come sempre da Giorgio Tartaro, è il progettista Marco Amosso, socio fondatore di Lombardini22, tra i più rinomati studi di architettura in Italia e all’estero. 

Un successo conclamato da anni, il cui segreto - ci tiene a precisare Amosso - è stato quello di strutturarsi come un’azienda. Nell’arco di tredici anni, lo studio è arrivato a quota 300 collaboratori che, con le loro competenze ed esperienze, sono in grado di coprire tutti i campi del Real Estate e le ibridazioni che ne derivano.

“Non abbiamo mai seguito un modello autoriale. Al contrario, ci definiamo una realtà multiautoriale in cui ciascuno ha la propria voce”. Non solo: la scelta che ha permesso a Lombardini22 di crescere in così poco tempo è stata quella di essere sempre in campo, di pensare fuori dagli schemi, di prendere decisioni coraggiose e di non circondarsi di persone che dicessero sempre sì.

E poi, ovviamente, c’è il valore delle persone: “I sette soci di Lombardini22 sono professionisti e persone molto diverse tra loro, e sono convinto che questa diversità rappresenti un plus. Tra noi condividiamo la preoccupazione di questo momento particolare, ma cerchiamo di trarne forza ed energia per lavorare meglio e rafforzarci”.

E a proposito del momento attuale, dopo i fratelli Giammetta e Francesco Isidori di Studio Labics, ospiti dei precedenti appuntamenti del Corradi Outdoor Attitude online, anche Amosso pone l’accento su un tema complesso quanto necessario: quello del rapporto tra spazio indoor e spazio outdoor. E lo fa concentrandosi, in particolar modo, sulla progettazione di spazi speciali all’interno delle realtà lavorative. 

L’integrazione tra spazi outdoor e spazi indoor nelle realtà aziendali

La creazione di uno spazio per la convivialità, la condivisione, gli eventi: era questa una delle idee alla base del progetto di Lombardini22 per la riconversione della ex sede della 3M, a Segrate.

“Non fu facile convincere la proprietà a sviluppare una piazza semi pubblica tra i due edifici aziendali, un elemento di cerniera che diventasse luogo di condivisione dello spazio interno”. 

E non fu facile perché, almeno all’inizio, il progetto si scontrò con le resistenze di chi sosteneva che uno spazio di quel tipo non portasse alcun ricavo.

“Quello che abbiamo cercato di trasmettere è che, in realtà, sono spazi come questi che generano la vita all’interno degli edifici. In un momento in cui gli uffici erano del tutto autoreferenziali, e dove gli spazi esterni non possedevano una diretta capacità di generare reddito, abbiamo forzato la mano e introdotto delle contaminazioni quasi residenziali come logge e terrazze che prefiguravano la possibilità di una vita sociale all’interno dei luoghi di lavoro”. 

Alla fine, la fortuna del complesso di Segrate è stata proprio quella di credere nell’outdoor, di considerarlo una risorsa e non un costo: “Oggi, l’ex sede della 3M somiglia più a un complesso residenziale che commerciale. Tutti gli ambienti sono occupati e ne sono tutti soddisfatti”.

Come riconosce Amosso, uno degli aspetti più interessanti legati alla presenza degli spazi esterni sono le contaminazioni: “È bello vedere come i giovani interpretano l’uso dell’outdoor, come lo vivono e abitano in modo positivo. Con il tempo, la piazza interna del complesso ha cominciato ad animarsi dai dipendenti in pausa o da chi lavora in modo agile. Si parla tanto di smart working: ecco, possiamo farlo se abbiamo i luoghi giusti”.

Dunque, quello che all’inizio era solo uno spazio vuoto disegnato sulla carta si è ben presto riempito.

E tutte le aziende presenti hanno iniziato a usarlo come luogo di socializzazione ed eventi: “Yamamay, ad esempio, ha organizzato alcune sfilate di moda in piazza usando il video mapping sulla facciata per proiettare. Per noi è stata una rivincita, l’avverarsi di un sogno, di quella idea iniziale di creare uno spazio di socializzazione in grado di animare l’edificio intero”.

Come ammette il progettista, oggi più che mai si manifesta una fame straordinaria di outdoor. E creare i presupposti per soddisfarla è fondamentale.

Un altro esempio forte di integrazione tra spazio interno e spazio esterno è il progetto di Lombardini22 per la nuova sede di una società libanese di Beirut

“L’esperienza è stata interessante – ricorda Amosso - Beirut è una città molto controversa, fatta di luoghi meravigliosi e di ultima generazione che riportano ancora i segni della guerra. Le regole dell’urbanistica sono pochissime e sono certe: puoi costruire fino al 90-95% dei terreni, vige il pieno sfruttamento”. 

Il progetto per la società libanese imponeva, da un lato, alcune esigenze organizzative e, dall’altro lato, la volontà della proprietà di sfruttare al massimo gli spazi: “L’outdoor era considerato come un elemento superfluo, non riuscivano a collegarne l’uso allo spazio lavorativo”. Il risultato è stata un’interpretazione assolutamente moderna del rapporto tra interni ed esterni, una struttura che da fuori sembra piccola, ma che in realtà nasconde all’interno una forte complessità di funzioni, oltre che dimensioni straordinarie. “Dall’esterno, l’edificio sembra chiuso, invece è molto filtrante. Siamo riusciti a introdurre l’outdoor, con la creazione di due grandi cortili e una terrazza fruibile durante la bella stagione. Si tratta in tutti i casi di elementi protetti, che in estate godono di un’ombra molto piacevole. Il rapporto tra interno ed esterno è molto forte: tutti gli spazi di socializzazione del blocco uffici hanno uno sbocco diretto sulle terrazze esterne, che vengono così più facilmente vissute dai dipendenti”.

Molto simile il progetto per la sede di Allianz a Trieste, un complesso di oltre 60.000 mq e 2000 dipendenti, di fronte al porto commerciale della città.

“Anche in questo caso, non volevamo che i corridoi dell’area uffici fossero spazi bui e ciechi ma che avessero uno sfogo all’esterno, proiettato verso l’urbanità. Abbiamo quindi creato dei patii per offrire ai dipendenti dell’azienda delle zone di qualità interne ma collegate all’outdoor”.

Inoltre, sottolinea Amosso, un altro elemento interessante che nei posti di lavoro si qualifica sempre più come spazio adibito all’incontro e alla condivisione sono le caffetterie e i ristoranti. Questi stanno diventando dei veri e propri luoghi di rappresentazione dei valori aziendali verso le persone e la popolazione di passaggio. “Dimentichiamoci delle mense tristi. Nel caso di Allianz, lo spazio dedicato alla ristorazione si allargherà presto anche all’esterno, e contaminerà l’area con attività “social” durante l’intera giornata”.

A proposito di area “social” e di spazi outdoor pensati per essere luoghi di incontro, un esperimento molto interessante per Amosso è quello compiuto per alcuni uffici milanesi, poco distanti dalla sede della Regione Lombardia. 

“L’investitore ci aveva chiesto un edificio austero, elegante, per certi versi un po’ “british”. Sappiamo che il cliente va accontentato ma, dato che l’edificio aveva poco spazio intorno, abbiamo voluto creare un piano nuovo che contenesse una terrazza con copertura per ospitare la socialità”.

Infine, cosa ne direste se l’outdoor migrasse all’interno di uno spazio? È quello che mostra il Training Center di Electrolux, un luogo pensato per attirare menti creative che lavorino all’invenzione di nuovi sistemi ed elettrodomestici. In questo caso, Lombardini22 non ha realizzato uno spazio interno classico: le dimensioni, la luce e persino il layout fanno pensare più a un outdoor protetto. “Vediamo come degli ex spazi industriali si possono riconvertire mediante una migrazione del concetto di outdoor all’interno. Gli innovation center che stiamo progettando testimoniano la necessità di diverse imprese di avere dei luoghi di condivisione del sapere aziendale, di condivisione dell’appartenenza”.

Uno sguardo al futuro

Un’ultima riflessione riguarda il tema della flessibilità.

Nell’immediato futuro, ma già a partire da oggi, sarà più che mai necessario pensare ad ambienti flessibili, in grado di cambiare funzione a seconda delle specifiche esigenze. “Gli elementi mutevoli sui quali opera una realtà come Corradi saranno sempre più un valore aggiunto nei progetti. È bene, infatti, pensare a spazi in grado di trasformarsi (grazie a un sistema movimentato di pergole), che siano aperti ma che possano al tempo stesso chiudersi ed essere impiegati, ad esempio, come homeoffice”. La necessità di introdurre elementi dinamici, secondo Amosso, oltre ad avvalorare ancora di più la tesi che la staticità in architettura non esiste, permette di sfruttare ancora meglio gli spazi a disposizione.

Conoscendo i prodotti Corradi, so che diversi di questi sistemi possiedono grande flessibilità costruttiva, capacità di adattamento e possibilità di integrazione nei progetti. Vedo in modo molto positivo la capacità tutta italiana di creare sistemi versatili che possano adeguarsi alle varie situazioni”. 

Infine, a chi gli chiede se non sia giunto il momento di aprire un dibattito sulla gestione degli spazi nel post pandemia, Amosso risponde fermamente che è necessario fare e non parlare. “Sento tanti parlare e suggerire cosa sia più giusto, ma mi fido di quelli che parlano meno e agiscono di più. Ben vengano quindi occasioni di incontro e confronto come il Corradi Outdoor Attitude online, anzi penso che dovrebbero essercene di più. Oggi, tra i professionisti, è forte la consapevolezza di nuove progettualità; ed è per questo che credo sia il momento di agire”.

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