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Indoor e outdoor: un progetto inclusivo.

Indoor e outdoor: un progetto inclusivo.
Susanna Tradati studio Nemesi, Egidio Gabellini di Velaria, Walter Bellosi di Officina della Casa 1946, Davide Di Marcantonio Direttore Commerciale Italia di Corradi, sono i protagonisti della tavola rotonda condotta da Giorgio Tartaro, sull’innovazione nel progetto architettonico d’outdoor e gli scenari futuri.

Una tavola eterogenea, che ha sviscerato alcuni degli aspetti chiave sull’importanza dell’outdoor nel macrocontesto del progetto architettonico.
Punto di partenza suggerito da Tartaro all’arch. Susanna Tradati è l’idea di parlare di progettazione di interni ed esterni come di un processo fluido, studiato e pensato per essere parte integrante del progetto architettonico, dove la cura dello spazio outdoor non è più lasciata al caso, ma diventa un focus necessario nel disegno complessivo del piano di lavoro.
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La fotografia della situazione attuale raffigura la volontà di integrare l’outdoor tra i luoghi idonei ad avere una funzionalità specifica, oltre che un valore puramente estetico a partire dagli spazi di incontro e di lavoro degli headquarter di aziende, ad esempio, fino agli spazi pubblici e le abitazioni private.
Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, l’architetta Tradati porta un esempio pratico della sua esperienza: “stiamo realizzando un progetto per una società che si occupa di innovation technology in Piemonte, abbiamo lavorato a un cambiamento strutturale dello spazio di lavoro, che non è più un contenitore asettico, ma un “Borgo del lavoro”, dove l’idea principale è quella di disarticolare gli spazi all’interno del paesaggio.”

“Quello che sta succedendo oggi” continua l’architetta “è che le persone si sono appropriate in primis degli spazi esterni e si sono abituate da subito in maniera spontanea ad avere meeting all’aperto e a usufruirne facendoli diventare luoghi di stimolo creativo e di incontro, utili soprattutto all’attività lavorativa.“
Lo spazio esterno, tradizionalmente pensato per il tempo libero, ora non è più solo un luogo da progettare ma diventa un vero e proprio catalizzatore di idee anche negli spazi di lavoro: fonte di nuovi stimoli nella progettazione, un nuovo habitus mentale verso un approccio sistemico all’outdoor.
“Lo spazio esterno deve essere progettato in funzione di qualcosa di più ampio” sottolinea Egidio Gabellini, che ci pone davanti a un’evoluzione molto rapida nello studio dell’outdoor, dove il giardino ricopre un ruolo fondamentale e primario, e dove la scelta del prodotto/copertura per l’esterno, l’orientamento dell’abitazione nello spazio, l’esposizione, diventano un punto di inizio per il progetto architettonico.

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“Abbiamo pensato di ampliare la nostra offerta di gamma sull’outdoor, in un’ottica sempre personalizzata, per abbracciare questa tendenza recente, di progettare anche l’outdoor in continuità con l’indoor, soprattutto a fronte di una richiesta sempre crescente di progettare anche gli spazi esterni”, continua Walter Bellosi, che da anni si occupa di arredamento di interni Non esiste ancora un codice univoco che investa sia indoor che outdoor, ma la strada porta in questa direzione. Un piano outdoor sarà necessario e si dovrà andare sempre più verso una normalizzazione dell’architettura in riferimento al contesto e al paesaggio.
“L’idea sarà quella di dare un vocabolario/un codice di possibili progetti per realizzare alcuni piani dehor, non solo per il privato, ma anche per l’horeca, che permetteranno di trovare soluzioni esteticamente e funzionalmente utili e coordinate.”
 
Quando parliamo di stagionalità inoltre, è possibile trovare delle soluzioni esteticamente valide e praticamente possibili. Per spazio pubblico a volte si intende un luogo da valorizzare per l’uso di tutta la comunità. “Pensiamo agli stabilimenti balneari, dove la necessità di montare e smontare le strutture da esterno, per dare valore ai luoghi outdoor è un fenomeno comune a molte zone di turismo” spiega Davide Di Marcantonio.  Si chiama transitorietà ed è un fenomeno che sta lentamente prendendo piede in diversi settori.
Questo concetto ci porta inoltre a riflettere su un altro aspetto della temporaneità, ovvero l’utilizzo di strutture a noleggio, soprattutto durante le manifestazioni o gli eventi che, se giustamente codificate, possono essere una soluzione economicamente e funzionalmente sostenibile.

“Precario” non deve avere necessariamente un’accezione negativa: una soluzione momentanea può essere congeniale alla necessità di svariate attività commerciali. “Siamo ancora in una fase iniziale, ma diversi passi avanti sono stati fatti”.
Corradi da sempre si impegna a dialogare con il sistema, mettendo al centro la persona e le sue necessità. Quando l’obiettivo delle aziende produttrici di soluzioni per l’outdoor diventerà privilegiare le necessità di chi vivrà gli spazi, attraverso la collaborazione di più figure, si farà un grande passo in avanti, che potrà ribaltare la percezione del costruito, rivalutandolo, migliorandolo, creando grandi occasioni di incontro e sviluppo.

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La rivalutazione degli spazi pubblici e privati diventa ancora una volta un tema centrale, che apre la riflessione su quella che diverrà un’esigenza per le aziende nel prossimo futuro: un cambiamento graduale di open innovation dell’architettura, che attraverso il dialogo crei nuove opportunità di progettazione, verso una visione sempre più orientata alla sostenibilità, intesa come ottimizzazione e miglioramento dell’esistente.
 

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